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Non escludere il metodo Pizzarotti

di Paolo Verner
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Livorno - Sono passate poco più di ventiquattr'ore dal risultato più umiliante della ultra centenaria storia del Livorno. La tastiera è virtualmente intrisa di lacrime, ma la razionalità ci impone di non piangere troppo perché abbiamo l’obbligo di guardare immediatamente a un futuro che, senza alcuno sconto, ci obbliga ad una programmazione seria e credibile.

Quale scenario possiamo intravedere, una volta che si sarà diradata la polvere delle macerie?

Se ci fermassimo al disastroso presente, potremmo vedere l'ex patron Aldo Spinelli colpevole numero uno di questa tragedia sportiva. Oggettivamente anziano, prigioniero di un calcio che fu ma non è più, convinto di poter osare oltre i limiti dell’osabile, adesso ripiegato nella trincea delle sue granitiche convinzioni, poco propenso ad ammettere gli errori, regista di una cessione societaria che ancora suscita perplessità, tuttavia indiscusso dominus della compagine da lui creata, Spinelli sembra voler proseguire l’attività con un programma incentrato sui giovani, nonostante tutto, sordo ad ogni richiesta di passare la mano, magari di nuovo insieme a coloro che negli ultimi mesi sono arrivati tramite lui, persone evidentemente inadeguate, vista l'incredibile retrocessione subita sul campo, comunque assenti o non appartenenti al comune sentire calcistico di Livorno. E cosa che ancor di più stupisce, a rileggere questa storia, è che alcuni di loro, ossia alcuni degli attuali soci, provengono da esperienze dirigenziali in altre società che hanno avuto esiti altrettanto infelici o disgraziati come quello attuale del sodalizio amaranto. Semplice casualità? Non sappiamo. Di certo è un mistero.

Sia chiaro, non vedo dolo nel modo di procedere di Spinelli, ma solo fallaci convinzioni e il venir meno, forse, di una determinata competenza o semplicemente della conoscenza di un ambiente e di un mondo, quello del calcio, in perenne evoluzione.

Detto ciò, il tempo è scaduto, il big ben della presenza dell'imprenditore genovese nella storia amaranto deve scoccare. Il tempo è scaduto per lui come per tutti gli altri soci, da Silvio Aimo ad Umberto Casella, da Guido Presta a Rosettano Navarra e Mauro Ferretti, che non si sa cosa siano venuti a fare a Livorno, visto il mancato impegno economico e il risultato finale. Anche questo rimane un mistero.

Con tutto ciò, mentre stanno scoccando i ritocchi finali di questa annata e speriamo anche di una compagine societaria, l'intera città, iniziando dal sindaco Luca Salvetti, deve prendere una posizione netta e decisa facendo prorompere un forte e roboante "basta" verso una gestione inaccettabile e che rischia di spazzare via, anche volendo il contrario, il più positivo dei ricordi legati a un uomo, Spinelli appunto, di cui vorremmo invece ricordare non solo la Serie A e la Coppa Uefa ma anche il gesto di uscire di scena senza distruggere ancora di più un legame che è stato bello, consentendo al Livorno di proseguire la sua strada sportiva.

Sono giusti gli appelli all'unità della tifoseria, da troppi anni divisa, ma il primo esempio deve venire dal primo cittadino e dalla sua amministrazione. Il sindaco ha già detto di voler convocare i soci. Lo farà e siamo certi che otterrà l'effetto che tutta la tifoseria si aspetta. Ma se dopo l'incontro con il sindaco gli attuali soci non uscissero di scena, o in alternativa non rilanciassero in grande stile il Livorno con investimenti a dir poco imponenti, ovvero se lasciassero il Livorno a boccheggiare in un limbo inaccettabile per la città di Livorno, sarebbe opportuno ed auspicabile, da parte di Salvetti, un atto concreto, anche forte, per mettere gli attuali soci davanti alle proprie responsabilità.

Quella del Livorno è una squadra che nel proprio albo d'oro ha un titolo di campione dell'Italia centromeridionale, due secondi posti assoluti, diciotto campionati di Serie A, una partecipazione alla Coppa Uefa, due titoli nazionali di Serie B, una Coppa Italia di Serie C e due scudetti Juniores o Berretti che dir si voglia, e tanto altro ancora. Una storia del genere non può essere presa in giro ipotizzando campionati interregionali disputati con baldi giovanotti e senza voli pindarici.

Cosa potrebbe fare il sindaco di Livorno? Ebbene, prendendo ad esempio l'agire di qualche anno fa del primo cittadino di Parma, Federico Pizzarotti, che paventò un'analoga decisione per la squadra nerocrociata del Parma quando fu catapultata in Serie D a causa di un fallimento, chiediamo a Salvetti di valutare la possibilità di impedire al Livorno l'utilizzo dello stadio Picchi in Serie D in mancanza di adeguate garanzie.

La società di via Indipendenza, secondo quanto appreso dalla redazione di Amaranta.it, sembra avere un debito di circa 470 mila euro nei confronti del Comune di Livorno per canoni di concessione dello stadio, un paio di anni di arretrati, ad occhio e croce. Ebbene, ciò è un male perché, se così è, si tratta di soldi che servirebbero per la pubblica utilità. Un male, però, che paradossalmente potrebbe consentire al sindaco di essere l’artefice del primo atto concreto per allontanare da Livorno l'attuale compagine societaria, sempre che la situazione non muti radicalmente.

Salvetti, una volta appurata l'effettiva entità del debito e la fattispecie, dovrebbe inviare un'ingiunzione di pagamento per tutto quanto risulta scaduto arrivando se necessario a togliere per la stagione 2021-22, ovviamente in assenza di un piano di rinascita serio, la gestione e l’uso dello stadio ardenzino Picchi.

Al tempo stesso, secondo noi, i club amaranto dovrebbero dar vita a un comitato permanente per mettere l'attuale proprietà di fronte alle reali responsabilità e ai fatti concreti, fino in fondo, in modo civile ma senza sconti, in modo da rendere evidente che questa volta si è passato il segno e che gli sportivi amaranto esigono un cambio di rotta.

Occorre il passaggio di consegne ai vertici della società, questo è evidente. Spinelli va ringraziato per quello che ha fatto negli anni passati. Adesso, però, è giunto davvero il momento di voltare pagina. Un imprenditore, Franco Favilla, è già pronto. Al termine della partita con la Pro Sesto, quella della retrocessione, nell’intervista che ha rilasciato in esclusiva alla nostra redazione, si è detto pronto ad intervenire per ripartire degnamente dalla Serie D. E non è il solo. Oltre a Favilla, infatti, esiste il gruppo facente capo all’imprenditore indiano Yogesh Maurya, che ha presentato una propria offerta, ma c'è anche il cartello Livorno Popolare che sta studiando i bilanci. Per cui, dato che esiste una variegata platea di potenziali acquirenti, sarebbe opportuno che Spinelli e tutti gli altri soci, di maggioranza e di minoranza, escano beatamente di scena.

Poco o nulla, purtroppo, sappiamo di Zoran Popovic, se non che è un imprenditore serbo che è stato proprietario del Partizan Belgardo. Per questo motivo, ovviamente, su di lui sospendiamo il giudizio.

In ogni caso, a conclusione di questa riflessione, una cosa vogliamo dirla con chiarezza: le possibilità concrete per un vero cambio di proprietà, oggi, ci sono e dunque possono essere sfruttate. Se non ora, in altre parole, quando?

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